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Mercato Vecchio. Parlano i ricordi.

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La storia di Mercato Vecchio, a Montebelluna, raccontata attraverso foto d’epoca contestualizzate da note e appunti dell’autore.

Un libro di facile leggibilità, piacevole quanto puntuale nelle informazioni storiche, che restituisce le linee di un’identità cittadina e sociale.

Scrive nell’introduzione Lucio De Bortoli: “La storia del vecchio mercato sul colle, nei suoi tratti generali, è da tutti conosciuta. Essa è da tempo asse portante della storia di Montebelluna. Questo libro, seguito cartaceo e notevolmente allargato di un recente convegno dedicato all’origine e alla storia della città e del suo mercato, restituirà, io credo, le linee di un’identità cittadina e sociale finalmente compiute.

Perché la storia del vecchio mercato e del suo territorio appaiono il centro della nostra storia, almeno a partire da quando esso si teneva fuori e dentro le mura del mitico castello che conosciamo grazie alla celebre descrizione di Giovanni Bonifaccio? Perché il grande cammino del mercato chiama in causa istituzioni e normative, giurisdizioni e civiltà giuridiche, conflitti e complicità “politiche”, in definitiva la crescita civile e sociale di quella che i documenti hanno sempre definito la comunità di Santa Maria di Montebelluna. Perché, in definitiva, il mercato costituisce il lascito di una diversità e di una riconoscibilità comunitaria che ha cercato di sopravvivere alla distruzione di una rocca che aveva profondamente segnato il terreno e la sua sostanza storica.

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Informazioni aggiuntive

Peso 0.298 kg
Dimensioni 16.5 × 23.5 cm
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Descrizione

La storia di Mercato Vecchio, a Montebelluna, raccontata attraverso foto d’epoca contestualizzate da note e appunti dell’autore.

Un libro di facile leggibilità, piacevole quanto puntuale nelle informazioni storiche, che restituisce le linee di un’identità cittadina e sociale.

Scrive nell’introduzione Lucio De Bortoli: “La storia del vecchio mercato sul colle, nei suoi tratti generali, è da tutti conosciuta. Essa è da tempo asse portante della storia di Montebelluna.  Questo libro, seguito cartaceo e notevolmente allargato di un recente convegno dedicato all’origine e alla storia della città e del suo mercato, restituirà, io credo, le linee di un’identità cittadina e sociale finalmente compiute.

Perché la storia del vecchio mercato e del suo territorio appaiono il centro della nostra storia, almeno a partire da quando esso si teneva fuori e dentro le mura del mitico castello che conosciamo grazie alla celebre descrizione di Giovanni Bonifaccio? Perché il grande cammino del mercato chiama in causa istituzioni e normative, giurisdizioni e civiltà giuridiche, conflitti e complicità “politiche”, in definitiva la crescita civile e sociale di quella che i documenti hanno sempre definito la comunità di Santa Maria di Montebelluna. Perché, in definitiva, il mercato costituisce il lascito di una diversità e di una riconoscibilità comunitaria che ha cercato di sopravvivere alla distruzione di una rocca che aveva profondamente segnato il terreno e la sua sostanza storica.

Ciò che noi chiamiamo ora Montebelluna è stata in seguito e per secoli identificata con la “visione” non più difensiva ma segnaletica di Santa Maria in Colle e con il suo leggendario sito mercantile. Un luogo in cui i commerci e i traffici hanno determinato la nascita di una consapevolezza locale definita e siglata nelle rive del Marcà e nei gioghi dei suoi valloni. Rive e valloni un tempo intestati, si direbbe. Il pensiero va quindi alla riva del Gastaldo, di Gusella, di Miotto, di Dal Corno, della Canonica e del Predicatore, a quella del Burchiellati, dei Cadorin e dei Gandin, dei Brombale. Per non parlare di quelle del Bosco, della Groppa, di Biadene, di S. Anastasia e dei Galante, del Luoco di Berto, del Prato della Corte, dei toponimi indicanti le colture, le ortazze, i prati, sino al misterioso e orientale Luoco delle Porte, suggestivo richiamo in pieno Ottocento alla medioevale struttura difensiva e urbana, ennesimo indizio di una cinta tutta da scoprire.

Se, come ci capita, ripercorrere carte d’archivio significa disegnare i contorni gestionali, amministrativi ed economici di una comunità, nel caso di Mercato Vecchio significa stare nei pressi di un centro decisionale che, almeno sino ai decenni prima del trasporto, ha indubbiamente restituito i lineamenti anche al piano. Solo che, contrariamente all’indistinzione di un piano tutto appoderato e mosso unicamente dai poli delle ville e dalle consuetudini delle dinamiche rurali, far esperienza dei tratti del vecchio mercato significa ritrovare un pezzo di quella città che Montebelluna non riusciva a diventare.”

 

Illustrazioni: b/n

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