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Le Alpi Feltrine nella Grande Guerra

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La storia del fronte “che non è mai stato ma che avrebbe potuto essere” Il volume narra delle Alpi Feltrine  quali estrema e strategica ala orientale della Fortezza Brenta – Cismon durante la Grande Guerra:  da frammento della linea rossa di confine a linea gialla arretrata di resistenza. Un’opera colossale rimasta sulla carta e mai sottoposta alla prova del fuoco la cui nascita ed evoluzione è ricostruita da Bianca Simonato Zasio attraverso documenti e fotografie in gran parte inediti.

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Peso 0.400 kg
Dimensioni 16.5 × 23.5 cm
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La storia del fronte “che non è mai stato ma che avrebbe potuto essere” raccontata per la prima volta nel libro di Bianca Simonato Zasio: “Le Alpi Feltrine nella Grande Guerra. Da linea rossa di confine a linea gialla arretrata di resistenza ”.

 

Edito in collaborazione con il Comune di Cesiomaggiore e il Cai – sezione di Feltre, il volume narra una storia finora poco nota: quella delle Alpi Feltrine  quali estrema e strategica ala orientale della Fortezza Brenta – Cismon durante la Grande Guerra:  da frammento della linea rossa di confine a linea gialla arretrata di resistenza.

Un’opera colossale rimasta sulla carta e mai sottoposta alla prova del fuoco la cui nascita ed evoluzione è ricostruita da Bianca Simonato Zasio attraverso documenti e fotografie in gran parte inediti. Il libro è infatti il frutto di un lungo lavoro di ricerca negli Archivi di Roma  dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e dell’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio, cui l’autrice ha affiancato l’indagine diretta del territorio al fine di individuare le tracce dell’opera bellica.

Strade, sentieri, caverne, postazioni – scrive nella prefazione lo storico Luca Girotto – “preparati senza troppa convinzione in zone montane più o meno impervie, in definitiva un simbolo dell’inadeguatezza italiana nella concezione di un efficace sistema difensivo scaglionato in profondità”. Quello di Simonato Zasio è dunque un racconto documentato –  scrive Girotto – senza il quale sarebbe per molti arduo, se non impossibile, comprendere appieno il significato d’insieme delle innumerevoli testimonianze materiali che marcano ancor oggi, secondo una diplomatica definizione datane nel dopoguerra dal gen. Di Robilant, “un fronte che non è mai stato  ma che avrebbe potuto essere”.

Nella prima parte del libro Simonato Zasio narra come si giunse alla scelta di approntare l’impianto difensivo, le ragioni belliche che lo motivarono, gli uomini e i mezzi utilizzati, le difficoltà incontrate. A testimonianza di quanto narrato l’autrice cita documenti e lettere del tempo e vi affianca  una serie di schizzi, disegni e mappe tutti riproduzione di inediti originali degli archivi militari.

La seconda parte costituisce una  guida per rintracciare sul territorio le testimonianze sopravvissute della Linea Gialla. Con il supporto di informazioni storiche e documenti d’epoca l’autrice accompagna il lettore tra mulattiere, caverne  e carrarecce mostrando – anche con il supporto fotografico – le tracce sopravvissute.

Un lavoro reso possibile grazie alla collaborazione del Corpo Forestale dello Stato – Comando Stazione di Pian d’Avena.  Il risultato sono schede che toccano tra il resto Val Canzoi (al tempo anche Val Caorame) con Passo Finestra, Passo Alvis, Pass de Mura, Brendol, Erena,  Campotorondo, Piani Eterni.

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