Il bosco incantato

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Filipetto il Folletto, Cloina la Fatina, Fiorello lo Spiritello, Margareta la Streghetta, Giacomino lo Gnomino, Violabella la Maghella, Gasparotto il Magotto, Simona la Fatona, peppone il Magone, Lucrezia la Stregazza e naturalmente Noruvio il Draghetto passano le loro giornate tranquille…ma una notte……

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Informazioni aggiuntive

Peso 0.380 kg
Dimensioni 29 × 21 cm
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Descrizione

Quando ormai non ci speravo più – racconta Milena Zucco nell’introduzione – la vita mi ha regalato due splendide nipotine per le quali ho inventato e raccontato una storia al buio. La fiaba è piaciuta talmente tanto che, al mio rientro a Feltre, ho pensato di metterla per iscritto al fine di non dimenticarla.
Continua “è una fiaba dal sapore nostrano, per bambini ma che ammicca agli adulti; una fiaba apparentemente senza tempo, ma di una contemporaneità sconcertante. Una storia di cui viene messo letteralmente a nudo il malvagio che non ha riguardo per nulla, ma che paga l’arroganza con l’isolamento, mentre il rispetto per la natura e per gli esseri del bosco e la solidarietà riportano fiducia e serenità nella comunità e aprono gli animi alla speranza”
La prefazione è stata affidata ad Andrea Canevaro; completano il libro gli splendidi disegni di Marta Chenet – amica dell’autrice.

Milena è una insegnate in pensione, ma ancora attiva nel settore. Sul filo della memoria racconta in dialetto, come in un filò, storie, testimonianze, racconti di vita, aneddoti, vissuti, ritratti, mestieri, rituali, usanze, favole, indovinelli e canzoni del mio territorio, in particolare il Fonzasino e l’Arsedese.
È un impegno continuo a recuperare la memoria dei luoghi e a rivivere e rivisitare i luoghi della memoria.
E’la voce narrante di un processo non di nostalgia ma di archeologia: ricerca di atmosfere, colori, sapori, vissuti, sentimenti sbiaditi nel tempo ma non completamente perduti. Cerca di restituire memoria e dignità al suo passato e quello della sua gente gente… e di far riflettere e renderne partecipe chi la ascolta allo scopo di far capire l’importanza della parlata dialettale per l’identità culturale delle nostre comunità.
Adatta il repertorio inedito all’uditorio di chi la ascolta: dalle scuole dell’Infanzia alle Superiori, alle Università della Terza Età, alle varie associazioni culturali.
Ha cominciato per caso a raccontare i suoi ricordi, per evitare l’oblio delle sue storie personali, della mia famiglia e della sua gente, e dice “mai avrei pensato di riscuotere tanto successo e tanto interesse, nonché di suscitare tanto divertimento.È bello pensare che noi non moriremo completamente nel momento in cui sopravviveremo nel ricordo e nei cuori altrui” conclude.

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